lunedì 30 marzo 2009

"I Concerti in Liguria: da Genova 1962 a La Spezia 1992"


Articolo riedito ed integrato (Aprile 2009)
"I Concerti di Sviatoslav Richter in Italia"

- II -

"Sviatoslav Richter in Liguria: 1962 - 1992"
Concerti e Ricordi personali

Documentazione di Guido Sarpero e Ricordi personali di Lidia Baldecchi Arcuri [1]


Introduzione

Secondo la Bibbia dei "richteriani" [2] il Maestro tenne otto concerti a Genova, cinque negli anni '60, uno nei '70 e due negli '80. Sempre in ambito ligure, vengono indicati tre concerti a Cervo (da fonti certe sappiamo che si svolsero tra il 1966 e il 1971), mentre altri quattro concerti ebbero luogo in Liguria fra il 1990 e il 1992.


CONCERTO DEL 13 OTTOBRE 1962 - Genova - Teatro Genovese

L’esordio genovese di Richter avvenne sabato 13 ottobre 1962, al Teatro Genovese (modesto teatro di prosa dotato di scadente acustica, per anni sede insieme al poco migliore Teatro Margherita degli spettacoli musicali genovesi), per l’inaugurazione della stagione concertistica della G.O.G. (Giovine Orchestra Genovese).

Questo il programma:

Schumann: Sonata No. 2, op. 22. Carnevale di Vienna, op. 26.
Chopin: Polonaise-Fantasie, op. 61.
Debussy: Estampes
Scriabin: Sonata No. 5, op. 53
Bis: Rachmaninov: Preludio op.32 sol diesis min.
Prokofiev: Visions fugitives op.22 / III, IV, V, VI; Gavotte op.95


Il successo fu notevole, anche se da parte della critica non mancò qualche riserva, come del resto in tutta Italia, quando nel corso di quel 1962 la novità Richter suscitò entusiasmi e discussioni: il repertorio certamente non convenzionale, la postura inconsueta, una tecnica ed una paletta timbrica impressionanti, la capacità di riproporre pagine di repertorio (la Polonaise-Fantasie, ad es.) sotto un’ottica interpretativa nuova e originale, ebbene tutti questi fattori non potevano lasciare indifferenti quella parte di pubblico e critica più tradizionalista o magari legata, anche per motivi di campanile, alle apollinee interpretazioni di Benedetti Michelangeli.

Il ricordo della Prof.ssa Lidia Baldecchi Arcuri:

"Potrà sorprendere, ma il mio primo impatto con il Maestro mi lasciò sconcertata e non totalmente convinta.
Entrò in palcoscenico come una freccia mirata al bersaglio-pianoforte, fece appena un accenno di saluto al pubblico ed iniziò – NON ANCORA SEDUTO – la Sonata di Schumann.
Pensai, "Ma tu guarda questo scatenato: bene, bene, o male, male!"
Male, male, certo non era perché la sua genialità fu immediatamente evidente, ma che desse l’impressione di gran nervosismo, questo sì. Dopo anni imparai che questo nervosismo nulla aveva a che fare con il pubblico (che non lo ha mai minimamente turbato), ma poteva avvenire per le cause più impensate e spesso incomprensibili (almeno per me).
Mi ricordo che alla fine del concerto rimasi sconvolta dallo tsunami che mi aveva colpito. Non ho altri ricordi da potere trasmettere perché ero in stato di totale sconcerto."

CONCERTO DEL 29 MARZO 1965 - Genova - G.O.G.


Quando Richter torna a Genova, sempre per la G.O.G, è il 29 marzo 1965. Non sono passati ancora tre anni, ma molte cose sono cambiate: i numerosi concerti italiani, i trionfi europei, i dischi, la ormai prossima tournée americana hanno reso il suo nome popolare e creano una grande attesa per i suoi concerti. Quello genovese è un trionfo, che si conclude con ben sei bis, tre studi chopiniani dall’op. 10 (1, 3, 10) e di Rachmaninov il Preludio op.32 in sol diesis min e le Etudes Tableaux op.39 nn. 3 e 9.
Straordinario il programma:

Liszt: Sonata in si minore
Chopin: 4 Scherzi
op.20, op.31, op.39, op.54

Stavolta la critica si esprime senza riserve, anche se, a mio avviso, la critica genovese di quegli anni non brillava per acutezza ed apertura, con la notevole eccezione di Edilio Frassoni, che infatti scrive: «… il pianoforte si è trasformato in un’orchestra. Sonorità luminose come di ottoni wagneriani […] brontolii gioviali e beffardi di fagotti […] cantabilità aperta e tesa come di archi […] Qui non ci troviamo di fronte ad un concertista. Siamo di fronte ad un caso: il caso Richter. [3]

Lidia Baldecchi Arcuri:

..."Questa volta mi ero psicologicamente preparata, ma tutto ciò fu inutile.
Appena toccata la tastiera, ogni composizione era una rivelazione. Egli sembrava improvvisare ogni emozione, ed ogni emozione si trascolorava in suoni che facevano totalmente dimenticare lo strumento dal quale provenivano.
Non credo di avere mai sentito (prima o dopo) una simile esecuzione del 4° Scherzo di Chopin.
Capitolai proprio quella sera alla sua sublime Arte e la mia ammirazione crebbe fino al momento in cui ci lasciò."

Qui sotto due recensioni dei primi concerti in Liguria (1962, 1965)



CONCERTI CON ORCHESTRA DEL 25/27 NOVEMBRE 1966 - Dir. Stanisław Wislocki

Le due volte successive sono con orchestra: il 25 e 27 novembre Richter suona per la prima volta il Concerto n. 2 di Chopin. E’ anche l’unica volta in occidente, le altre tre saranno in terra sovietica: il 20 dicembre 1966 con Svetlanov a Mosca (registrazione discografica) poi il 16 febbraio 1967 a Leningrado con Kondrashin e ancora con Svetlanov il 28 marzo 1968 a Mosca. A Genova dirige una sua vecchia conoscenza, il polacco Wislocki (con cui aveva inciso Mozart e Rachmaninov a Varsavia nel 1959). L’Ouverture dell’Egmont di Beethoven e la Quarta Sinfonia di Brahms completano il programma. Rietmann elogia senza riserve la commovente interpretazione di Richter [4]

Lidia Baldecchi Arcuri:

..."Purtroppo ero fuori Genova quando il Maestro suonò con orchestra il 2° Concerto di Chopin, ma ne ebbi notizie incantate. Ciò non mi sorprese – nulla ormai di lui poteva sorprendermi."


Sotto due recensioni dei concerti del 1966 e del 1969, a Genova



CONCERTO CON ORCHESTRA DEL 14 GIUGNO 1969 - Dir. Riccardo Muti

Nel 1969 la Prof.ssa Lidia Baldecchi Arcuri incontra per la prima volta il Maestro:

"Nel 1969 avvenne il mio incontro al matrimonio di Riccardo Muti ed in seguito il suo ingresso definitivo in casa nostra e nei nostri cuori... l'occasione fu il Concerto di Ravel per la mano sinistra, direttore Riccardo Muti (pure nostro carissimo amico fin dal suo esordio, proprio a Genova, un sabato pomeriggio di tanti anni fa)..."


"Uno dei grandi incontri della mia vita "


"Mio marito [5] ed io eravamo andati a Ravenna: l'occasione, il matrimonio di Cristina e Riccardo Muti. [6]
Furono giornate indimenticabili per l’incontro stesso con il Maestro, e per tanti altri avvenimenti unici per l'unicità dell’evento e di coloro che vi parteciparono.
L'incontro fu per me surreale e naturale allo stesso tempo.
In quell’occasione conobbi con immediatezza certe caratteristiche del Maestro che nei lunghi anni di amicizia imparai a riconoscere, osservare, approfondire, ammirare, amare.
Queste sue caratteristiche potevano essere ritrovate sublimate nel suo immenso mondo artistico.
La sua ipersensibile riservatezza (direi anche pudore) congiunta a spontaneità a volte travolgenti; il suo fulminante istinto totalmente integrato ad un intelletto inflessibile, vigile e limpido; la sua quasi fanciullesca semplicità che poteva tramutarsi in improvvise, misteriose profondità; la sua indomabile curiosità e continua ricerca di nuovi luoghi, nuovi stimoli, la sua totale onestà.
Ed ora passerò all’incontro. I dettagli, che sarebbe inutile riferire, mi furono in seguito raccontati da Emy Erede, amica di vecchia data di mio marito e agente del Maestro. [7]
Seppi che il Maestro era entrato nelle ultime file della chiesa dopo l'inizio della cerimonia, ovviamente per non essere notato. Dopo che fu terminata la funzione, tutti uscimmo di chiesa nello spazio antistante (eravamo un centinaio, se mi ricordo correttamente), e non sapevamo della sua presenza.
Mentre aspettavamo, mi sentii toccare su una spalla. Era Emy Moresco che mi disse: "C'è qualcuno che ti vuole assolutamente conoscere".
Salimmo le scale del sagrato e con mio sommo sbalordimento mi ritrovai davanti al Maestro. Seguirono i saluti. Gli dissi, "Maestro, ci vedremo ora a pranzo?" Mi rispose: "No, stasera a cena". A cena mi ritrovai seduta alla sua sinistra, Emy alla sua destra.
Seguì una serata indimenticabile.
In questo modo avvenne uno dei grandi incontri della mia vita ed un’amicizia di reciproca, indiscussa lealtà"

Nella fotografia: la Chiesa di Sant'Agata Maggiore di Ravenna

... A cena con Richter...

..."Il tutto avvenne all'ultimo piano di un antico palazzo di Ravenna.
Questa sala fu presa come locale di riunioni dagli "Amici del Camino", un gruppo costituito da ogni ceto, mestiere e professione, che però aveva due passioni in comune: l'opera lirica e la buona tavola. Su una parete troneggiava un'enorme fotografia di Pellegrino Artusi. Una serie di paraventi separava i lunghi tavoli per i commensali dal reparto "cucina".
Finita la straordinaria cena, si levò dagli invitati un coro, ritmato da battito di mani sui tavoli di: "Richter! Richter! Richter….!"
Il Maestro, che era alla mia destra, tentò per un bel po' di evitare la "luce della ribalta", (come aveva fatto anche per la cerimonia in chiesa), ma il crescendo dell’insistenza infine vinse. Lo sentii fare un balzo in piedi, lo vidi togliersi la giacca, arrotolare le maniche e lanciarsi verso una specie di pianoforte tipo "saloon".
Al seguito si alzarono un gruppo di "Amici" fra i consueti cantori dell’associazione e, a mia somma sorpresa, mio marito. Questo costituì l'insieme che avrebbe poi eseguito una serie di cori, liberamente scelti dai coristi, accompagnati (naturalmente a memoria) da Richter che fungeva da orchestra e con mio marito che si era promosso direttore d’orchestra: esilarante per tutti, poiché si trovava in sala Riccardo Muti e tutti gli altri illustri ospiti! Il Maestro, a sua volta, era divertito e deliziato al massimo.
Fu a questo punto che iniziò la gara d'indovinelli operistici fra il Maestro, Nino Rota e Jacopo Napoli; gara che continuò fino all’esaurimento dei due avversari, i quali diedero la corona d'alloro a Richter, il quale aveva semplicemente sfruttato la sua enciclopedica conoscenza dell'opera lirica. Questo era il lavoro che aveva svolto per anni prima dell’incontro con il suo Maestro, Heinrich Neuhaus.
Ci salutammo con il Maestro, e con massima naturalezza mi disse: "Ci rivediamo fra due settimane a Genova. Non dovrei, ma suono ugualmente il Concerto di Ravel per la mano sinistra."
"Allora viene da noi?" dissi. "Naturalmente", rispose.
E così fu. Il direttore d'orchestra, questa volta e Grazie a Dio!, fu Riccardo Muti.
Si era già fatto molto tardi, ma si andò fino a mattina presto, ascoltando il Maestro Rota improvvisare senza sosta, su qualsiasi tema musicale proposto.
Mi considero fortunata di aver potuto vivere queste memorabili, irripetibili esperienze".


Storico fu dunque il successivo appuntamento del il 14 giugno: Richter suona il Concerto di Ravel per la mano sinistra, accompagnato da Muti. Del concerto esiste una registrazione pubblicata a suo tempo dalla Stradivarius e nel blog è già stata pubblicata una significativa testimonianza di Muti stesso. Anche stavolta il successo fu travolgente, tanto che l’intero concerto venne ripetuto come bis, e proprio per volontà di Richter, che seppe superare le legittime perplessità degli orchestrali. (ndr. La registrazione pubblicata dall'etichetta italiana documenta il bis)


Ma torniamo ancora ai ricordi della Prof.ssa Lidia Baldecchi Arcuri, che fu presente alle prove del concerto:

..."L
a sera della cena al matrimonio di Riccardo Muti, il Maestro aveva annunciato che sarebbe venuto da noi in occasione del Concerto di Ravel, e così fu.
Fece telefonare da Emy Moresco, era "allergico" al telefono, chiedendomi se sarei andata alla prova. Andai di corsa!
Con mia somma sorpresa (poi imparai ad abituarmi alle sue uscite a sorpresa), mi chiese di ascoltare l’acustica dai diversi punti della sala. Diedi timidamente il mio parere. Fece muovere la posizione del pianoforte. Iniziò la prova. Per il Maestro non sembrava sufficientemente lunga, ma scattato l’orario previsto, uscì l’orologio del sindacalista (il Maestro Muti ha già raccontato ciò che era successo la sera del concerto per l’esecuzione del bis).
Lo vidi confabulare con Emy Moresco, la quale ritornò vicino a me e disse: "Figurati, pur di continuare la prova, voleva lui stesso pagare lo straordinario all’orchestra!". Poi vidi che l’incaricato (forse si ravvide consultando altri membri dell’orchestra, non lo so), ritornò al suo posto e la prova continuò.
Racconto tutto ciò non come aneddotica, ma per fare capire quale fosse l’anima e l’atteggiamento d’onestà intellettuale di questo sommo artista.
Dopo il concerto, tutti coloro che egli stesso già conosceva, vennero per una cena sul terrazzo ed il Maestro entrò per la prima volta in casa nostra. A tarda notte, mentre la compagnia chiacchierava, prendendomi per mano mi fece alzare mi chiese di vedere tutta la casa: cosa che feci gioiosamente. Arrivammo sul terrazzo di cucina e vide i miei vasi di basilico. Cogliendo qualche foglia mi chiese che cos’era e se poteva assaggiarle: cosa che fece. Gli spiegai la specialità genovese. Si mostrò felice come un bambino con il dito nella marmellata! Mio marito, senza esitazione mi disse: "Ricominciamo da capo. Fai delle trenette al pesto!" Così feci. Ma il Maestro volle mangiare solo il pesto senza la pasta, e lo mangiò a cucchiaiate: era anche così".

Qui sotto alcune bellissime fotografie del Maestro assieme alla sua cara amica Prof.ssa Lidia Baldecchi Arcuri, nel terrazzo dell'abitazione di quest'ultima, a Genova (1992 ca.).



CONCERTO DEL 9 AGOSTO 1971 - CERVO - Piazza San Giovanni Battista

Per cinque anni Richter non tornerà a Genova, ma nell’estate 1971 terrà un concerto nella suggestiva cornice del Festival di Cervo. Ecco il bel programma del 9 agosto:



Schumann: Studi Sinfonici op.13
Brahms: 4 Pezzi da "Sieben Phantasien" op.116 (3, 5, 6, 7),
Chopin: 3 Notturni op.15
Debussy: Images I serie
Bis: Debussy: Hommage à Haydn



Lidia Baldecchi Arcuri:


..."Arrivò in compagnia di Sandor Vegh con un berretto da Capitano di mare in testa. Appena ci vide gli si illuminò il volto, ma appena finiti i saluti diventò serissimo e disse, "Stasera suonerò malissimo." Al quale mio marito rispose fulmineamente ed ironicamente: "Certamente, Maestro". Lui lo guardò un po’ sorpreso e poi fece quel suo particolare sorriso malinconico.
Il pianoforte gran coda arrivò lentamente, un pezzo alla volta, dal vicolo che porta nella piazzetta della chiesa. La casa a picco sul mare che chiude un lato della piazzetta era proprio di Sandor Vegh che aveva iniziato il Festival estivo di Cervo. Il Maestro era ospitato lì, e fu lì che andammo dopo il concerto. Aspettammo un bel po' l’inizio del concerto perché Richter volle aspettare che diventasse buio prima di iniziare a suonare.

Qui vorrei interrompere per raccontare un episodio avvenuto proprio prima di questo concerto in casa della Baronessa Lanni della Quara a Milano (che lo ospitava spesso). Arrivai verso tarda mattinata e sentivo nello sfondo gli Studi Sinfonici di Schumann. Aspettavamo che il Maestro finisse di suonare per pranzare insieme. Non studiava, ma suonava l’intera composizione ininterrottamente di seguito volta dopo volta, dopo volta…
Mangiammo senza di lui. Più tardi ci disse che era la prima volta che iniziava un programma con questa composizione, (l'aveva sempre posta a metà oppure alla fine dei programmi), di conseguenza doveva abituarsi a suonarla senza altre musiche in testa. Andai via che stava ancora suonando: sempre gli Studi Sinfonici e sempre a rotazione senza sosta…

Qualsiasi fosse stato il suo metodo, il risultato era strabiliante. Ancora più strabiliante, (perché era possibile anche che egli superasse se stesso!), sono stati i tre Notturni Chopiniani. Il tutto sullo sfondo della luna riflessa sul mare. Momenti miracolosi che rendono la vita degna di essere vissuta.
Quando andammo a salutarlo, era soddisfatto: si vedeva. Mio marito naturalmente non gliela fece passare liscia, ed abbracciandolo gli disse, "Maestro, come ha suonato male!"..."

Come già detto, secondo Monsaingeon, i concerti di Richter a Cervo ebbero luogo in tre occasioni; Paul Geffen [8] non menziona questo del 1971, mentre cita un recital richteriano il 20 luglio 1966, senza però indicarne il programma.

Altre autorevoli fonti [9] hanno finalmente documentato, e chiarito, la presenza di Richter a Cervo prima del 1971. Queste le date e i programmi:

20.7.1966 - Piazza San Giovanni Battista:
Haydn: Sonata in Do magg. No.24
Schubert: Klavierstucke in La magg., Scherzo in Do diesis magg. No.2
Brahms: Capriccio op.76/8, Ballata op.118/3, Rapsodia op.119/4
Prokofiev: Sonata op.82 No.6
bis: Beethoven: Bagatelle op.119/7, op.119/9, op.119/2

10.8.1967 - Piazza San Giovanni Battista
Beethoven: Sonata D magg. op.10/3, Sonata in La magg. op.26
Schubert: Impromptu op.90/3, Impromptu op.90/4, Fantasia op.15
bis: Schumann: Novelletta op.21/1 e op.21/2


CONCERTO DEL 23 NOVEMBRE 1974 - GENOVA - Teatro Margherita


Il 23 novembre 1974 Richter tiene un recital al Teatro Margherita, nell'ambito però della stagione sinfonica; stagione che vide anche Barshai alla guida dell’Orchestra da camera di Mosca e l’esordio di Lazar Berman con una sfolgorante interpretazione del Primo concerto di Ciaikovsky. Finalmente posso dire «io c’ero!». Quella fu la mia prima stagione musicale, quando, da diciottenne che ascoltava Pink Floyd ed Emerson Lake & Palmer cominciai ad interessarmi di musica classica ed ebbi la fortuna, per il mio primo concerto, di imbattermi in Sviatoslav Richter.

Questo il programma:

Miaskovsky: Sonata n.3 op.19
Shostakovich: 4 Preludi e Fughe op.87 (22, 21, 19, 20)
Prokoviev: Sonata n.8 op.84, con bis dell’ultimo movimento.

Programma storico, immortalato da molte incisioni. I genovesi accorsero in gran numero e decretarono un ovvio successo, anche se ascoltando commenti fra il pubblico si percepiva qualche perplessità riguardo al programma. Il pubblico genovese è da sempre abbastanza tradizionalista e negli anni '70 aveva sicuramente digerito Prokofiev, ma Shostakovich era ancora un’incognita e Miaskovky un illustre sconosciuto. Il disagio traspare anche dalla recensione di Rietmann: a proposito di Miaskovky il nostro scrive di «una tormentata irritazione scriabiniana» che «Richter ha restituito con aperta sincerità», mentre sull’ottava di Prokofiev il commento parla di «caratteri tipici dei concerti con orchestra, citazioni ironiche, squarci di aperto lirismo» [10].

Lidia Baldecchi Arcuri:

"Il ballerino seduto"

..."Se non erro (in caso contrario mi si correggerà), fu proprio in occasione di questo concerto che Emy mi telefonò per comunicarmi che non sarebbe venuta a Genova, e che avrebbe mandato in vece sua una bravissima assistente: conobbi così Milena Borromeo, che sarebbe diventata una carissima amica e stupenda sostituta della cara Emy per il Maestro.
Emy mi avvisò che il Maestro voleva vederci, ed io mi prestai con gioia per il dopo concerto.

Miaskovsky non lo conoscevo, Shostakovich e Prokoviev furono meraviglie, ma questo me lo aspettavo. Quello che invece mi fulminò in questo concerto fu tutt’altra cosa.
Mi accorsi dei piedi di Richter!
Non li notai per l'uso, pur sbalorditivo, dei pedali (che era un compito delegato alle mie orecchie), ma per la coreografia di bilanciamenti che tracciavano! Un ballerino seduto!

Per l'intera Sonata di Miaskovsky ne rimasi ipnotizzata fino ad ignorare completamente le mani…

Mi avevano sempre affermato che Richter non amasse parlare di tecnica pianistica, ma non mi è mai parso avaro di parole sul soggetto. Era, infatti, sempre lui che iniziava i discorsi di carattere musicale oppure tecnici; e quando gli ammettevo di non conoscere una data cosa, mi puntava quel famoso indice e diceva: "INVESTIGA!". (Immaginate che avrei dovuto investigare quella che disse essere "l'unica opera lirica che avesse un musicista come protagonista, e che AVREI DOVUTO CONOSCERLA!". Naturalmente investigai, ma lì mi fermai: si trattava di "Palestrina" di Hans Pfitzner, un'opera credo più lunga di Parsifal. In seguito gli ammisi il mio rifiuto di andare oltre: si mise a ridere.. forse me lo aveva fatto apposta?.

Torniamo alla rivelazione dei piedi perché ebbe un seguito fondamentale per la mia evoluzione pedagogica-pianistica, e n’ebbi la conferma quando in una nostra chiacchierata il Maestro uscì con una delle sue miracolosamente riassuntive spiegazioni.
Lo spunto avvenne quando vide sul mio leggìo una partitura dell’opera 106 di Beethoven. Si sedette e disse: "Insuonabile!" (Figuratevi, tutti conosciamo le sue interpretazioni). Continuò: "Finalmente una panchina al posto giusto, ovunque vado vorrebbero che suonassi seduto quasi per terra…perché vedi Lidia, noi semplicemente dobbiamo, come dire, camminare sulle mani. Di conseguenza dobbiamo diminuire o aumentare il peso che il nostro corpo vi si appoggia sopra. Come si fa? Tutto viene dal pavimento. Siamo o non siamo degli acrobati?"
Parole stampate col fuoco nella mia mente: altro che peso del braccio! Qui mi si apriva una nuova visione di un universo sonoro prodotto dalla totalità del corpo!
Ai giovani pianisti vorrei trasmettere questa testimonianza, adottando il metodo del Maestro: INVESTIGATE!
Conservo di questo concerto anche una partitura dei Preludi e Fughe di Shostakovich firmato dal Maestro."


PER ANNI RICHTER NON TENNE PIU' DEI CONCERTI IN LIGURIA...

Lidia Baldecchi Arcuri rammenta:

"Il Maestro fu assente dalla scena concertistica di Genova, ma non smise mai di visitare la Liguria durante le numerose tournée italiane di quel periodo. Lo udii molte volte a Milano e assistetti ai famosi concerti registrati dalla Decca a Mantova..."

...Di questo periodo vorrei raccontare solo due episodi:

(una piccola digressione)

..."Chi mai, per esempio, potrebbe dimenticare il concerto a Milano nel 1983 in cui furono eseguiti il Trio di César Franck nella prima parte ed il secondo libro d’Images di Debussy nella seconda? Fu in quest’occasione che conobbi Natalia Gutman ed il marito Oleg Kagan (il quale venne a salutare il Maestro per l’ultima volta proprio in Liguria, ad Imperia, prima del concerto di Chiavari nel 1990: il Maestro ne rimase sconvolto).

Il modo in cui avvenne l’incontro fu quanto mai originale, sempre per le peculiarità del Maestro. Era il periodo in cui indossava un gran mantello nero foderato di rosso. Dopo il concerto c’era una ressa invalicabile al camerino. Vidi Emy, la quale ci sussurrò il nome e l’indirizzo di un ristorante. La folla non lo sapeva ancora, ma il Maestro se n’era già andato…nascosto sotto il provvidenziale mantello. Al ristorante ci accolse festosamente: anche perché, penso io, si era divertito enormemente ad eclissarsi in quell’insolita maniera!

Parlammo di molte cose quella sera perché non c’eravamo visti per un periodo più lungo del solito. Penso che quest’aneddoto possa incuriosire, anche per gli aspetti tecnici: gli raccontai di un concerto al quale avevo assistito poche sere prima, ed in cui, dopo il primo accordo (!) del 2° Concerto con orchestra di Brahms, si era rotta una corda del pianoforte bloccando per un bel po' la serata. Lui mi rispose: "Naturalmente, (facendo il gesto preciso usato dal pianista in questione), lui usa solo la forza dell'avambraccio invece dell’appoggio del corpo. Io non ho mai rotto una corda in vita mia!" Mi guardò poi con un altro suo tipico sguardo, come significare, "davvero, credimi, è proprio così"...."

Qui sotto due cartoline spedite dal Maestro agli amici Lidia e Domenico Arcuri



CONCERTO DEL 5 MAGGIO 1986 - GENOVA - Teatro Margherita


Per dodici anni Richter non toccherà più Genova nelle sue peregrinazioni in Europa e in Italia, finché nel corso del 1986 (oltre 100 concerti in Europa - molti in Italia - Giappone ed un leggendario tour in Siberia) il 5 maggio torna al Margherita per un tutto Chopin:


Polonaise Fantasie op.61. Studi op.10 (1, 2, 3, 4, 6, 10, 11, 12) op.25 (5, 6, 7, 8). Quattro Ballate op.23, op.38, op.47, op.52, e come bis Nuages Gris di Liszt.


Il concerto è magnifico (uno dei miei più intensi ricordi, che neppure una pur bella registrazione può eguagliare) e la critica registra unanime un trionfo senza riserve.


Lidia Baldecchi Arcuri:

..."I
l ritorno a Genova, 5 maggio, 1986. E che ritorno! L'inizio della Polonaise-Fantaisie fu una assoluta rivelazione. Neppure lui stesso l’aveva mai concepita così: con le notine (generalmente pensate come melismi) suonate come armonici delle note fondamentali, che via, via, sparivano…sempre rallentando. Vidi tutti (incluso me, verso i miei allievi seduti in fila) girarsi, guardandosi l'un l'altro. L’intera esecuzione fu un miracolo. Gli applausi non iniziarono: esplosero! Diede immediato inizio allo Op.10, n. 1. Mi ricordo l’attacco di rimbombanti rintocchi di campane delle ottave della mano sinistra, avvolti nel riverbero degli spericolati arpeggi (che arpeggi non erano) della mano destra. Nuovamente, non era un pianoforte, non era uno studio era un'immagine esaltante. Ogni Studio altro colore, altra immagine, altra emozione. Alla fine eravamo in piedi (che io battevo sul pavimento alla maniera germanica) per dar sfogo a tutto ciò che avevamo represso durante l'esecuzione. Vidi apparire Milena (ndr. Milena Borromeo) che mi faceva segno di andare, che il Maestro voleva parlarmi. "Eh no", mi dissi, "non può essere scontento della sua prestazione – non questa volta!" Invece sì. Non sto a ripetere ciò che disse dell’esecuzione degli Studi. Io lo guardai sgomenta, e tenendomi la testa fra le mani, continuai a scuoterla e gli dissi: "Allora sono io sorda, impreparata, e non capisco niente non solo degli Studi, ma del significato della musica in generale. Come faccio ad essere tua amica?" Mi guardò querulo. Si calmò. Io No. La seconda parte furono le Quattro Ballate. Fu un'apoteosi. Ritornai nel camerino. Mi disse: "Sì, ora posso venire a casa tua". Erano le tre di mattino quando ci congedammo".

Quella lunga tournée italiana del 1986 non era ancora conclusa: ci fu la serie di concerti che Richter tenne a Mantova, al Teatro del Bibiena. Genova dovrà attendere altri tre anni. Lidia Baldecchi Arcuri ricorda quei momenti straordinari vissuti a Mantova...

(un'altra piccola digressione)

..."I
n occasione di quei concerti e della loro registrazione, fu chiuso il traffico urbano attorno al teatro (quale segno di civiltà degli amministratori di Mantova). Che gioiello di teatro! Non potemmo, per ovvie ragioni, assistere all’inaugurazione che fece Mozart, ma avemmo la gioia e la fortuna di udire ciò che abbiamo udito per mani di Richter. L’acustica era ideale; la sala piccola ed incantevole. A mio parere i dischi non rendono totale giustizia a ciò che avvenne. Il Maestro sembrava averlo intuito e, ascoltati i primi, non voleva che continuassero le registrazioni. Solo il grande tatto di Emy Moresco poté fare continuare il programma di registrazioni. Ciononostante, trovai il Maestro sereno e di buon umore. Infatti, a metà concerto monografico di Schumann mi fece chiamare. Quando questo avveniva, generalmente mi allarmavo. Raramente era buon segno, e finiva che non mi godevo mai la seconda parte del concerto! Invece non fu così: mi venne incontro con un gran sorriso e mi disse: "Hai sentito che Schumann italiano ti ho suonato?" Erano gli Studi su Capricci di Paganini. Non so se apparsero mai sul mercato; in caso contrario, è una vera perdita!"


Qui sotto le recensioni dei concerti del 1974, 1986 e del successivo concerto al "Paganini" del 1989


CONCERTO DEL 26 GENNAIO 1989 - GENOVA - Conservatorio "N.Paganini"

Il periodo a cavallo fra gli anni '80 e '90 (l’ultima stagione richteriana) è tormentato: seri problemi di salute si intrecciano con momenti di depressione, tristezza (la scomparsa di Oleg Kagan) alternati però a grandi slanci, lunghe tournèe e ad un inesauribile desiderio di ampliare un repertorio che già non ha eguali nel panorama concertistico. In questi anni Richter soggiorna molto spesso in Francia e in Italia e frequenti sono le soste in Costa Azzurra, Provenza e Riviera ligure. Da uno di questi soggiorni prenderà il via la tournée italiana di inizio 1989: il 26 gennaio Richter, grazie all’amicizia con Lidia Baldecchi Arcuri (di cui è spesso ospite in questi anni) * offre un concerto a docenti ed allievi del Conservatorio Paganini. Il concerto è a numero chiuso, perché il salone della storica villa sede del Conservatorio genovese non può ospitare più di 200 persone. Il programma, ancora una volta, è di quelli storici:

Schubert: Sonata D.894 op.78
Webern: Variazioni op.27 (Variationen für Klavier)
Szymanowski: 2 Metopes op.29 (L'Île des Sirènes e Calypso)
Bartok: 3 Burlesques op.8
Hidemith: ″1922″ Suite für Klavier op.26

Il successo è trionfale e la critica lo registra puntualmente. Ecco alcuni titoli: «Il mitico Sviatoslav Richter si dona ai giovani studenti», «Richter, incanto e sortilegio», «Richter, un’emozione lunga un pomeriggio». Se nel 1974 autori come Shostakovich suscitavano qualche imbarazzo nella critica genovese, nel 1989 Webern e Szymanowski provocano solo entusiasmo: merito dei critici, che sono ovviamente altri (molto più giovani) o del grande Sviatoslav, che come Re Mida trasforma tutto in oro? [11]

Leggiamo ancora le memorie di Lidia Baldecchi Arcuri:

"I doni della vita" -
Il Concerto del 26 gennaio, 1989, Conservatorio

"Ho sempre considerato l'amicizia come uno dei doni più preziosi che la vita possa elargire. Ci ho sempre creduto, e la vita mi ha ricompensato per questa mia fede.

Era ormai diventata consuetudine che quando il Maestro veniva in Liguria, Milena Borromeo m'informava, ed io andavo alla ricerca di luoghi ed alberghi sempre diversi che avrebbero potuto incontrare i suoi gusti. Sguinzagliavo allievi, andavamo noi; insomma mettevo in moto una catena di persone che si prestava con gioia. Questa volta toccò a Camogli dove una carissima amica possedeva uno splendido albergo. Lì andammo a trovarlo.

Parlammo della sua salute. Non era buonissima.
Mi raccontò tanti episodi, uno dei quali collegabile al concerto tenuto in Conservatorio, cioè, il caso in cui il Direttore del nostro Conservatorio si scusò con lui per il vecchio strumento del salone ed egli gli rispose: "TUTTI i pianoforti sono per me!". L'episodio in questione si riferisce ad un concerto che avvenne a Parigi. Gli fu richiesto di suonare all'Ambasciata Russa e andò a provare il pianoforte. Egli mi assicurò che era il peggiore che non avesse mai suonato. Avrebbe voluto rifiutare, cosa che poi non potette fare. Guardandomi con quel suo sguardo che ho già descritto, che significava davvero, credimi, e proprio così, mi disse: "Fu uno dei concerti migliori della mia vita!". E penso che il concerto tenuto per noi in Conservatorio fu della stessa categoria.

Per tornare alla conversazione, improvvisamente mi disse, nel suo stile lapidario: "Vorrei dare un concerto per te ed i tuoi allievi nel tuo Conservatorio". (Credevo di avere udito male, ma No, aveva proprio detto quelle parole). Continuò: "Potrei fare uno di due programmi che penso adatti all’occasione; uno interamente di Studi (!) e l'altro… (!)". L'ALTRO fu quello che, quasi senza voce, scelsi. Guardai mio marito che rimaneva impassibile; pensavo che molte volte si dicono cose che desideriamo ed intendiamo fare, ma che infine non riusciamo a fare per ragioni completamente al di fuori del nostro controllo. Restammo insieme per qualche ora ed il giorno appresso il maestro partì per la Toscana. Non pensai più allo sbalorditivo dono che mi aveva porto.

Dopo una settimana mi telefonò Milena Borromeo affermando che il Maestro avrebbe tenuto il concerto in Conservatorio dopo una settimana, il 26 gennaio…! Ho capito definitivamente che il Maestro non spendeva mai parole a vuoto. Telefonai direttamente al Presidente dell'Istituto e ci incontrammo il giorno dopo con il Direttore, il quale ci disse che non vi erano fondi del Conservatorio per coprire le spese ("almeno di soggiorno", imploravamo), per eventi di tale portata.

Non mi scoraggiai. Finì che la Cassa di Risparmio offrì il soggiorno, la GOG ci stampò i programmi, il Dott. Nicolino Costa, (che, ebbi a sapere, affermò che nonostante avesse rifiutato il concerto richiesto dalla GOG, il Maestro aveva in ogni modo, offerto un concerto alla sua città), mandò il suo autista privato per prelevare il Maestro dalla Toscana per portarlo a Nervi, nuovo luogo dove non aveva mai soggiornato, ed unico dove tornerà a soggiornare!; io chiamai l'accordatore (che dovette lavorare due giorni per rendere lo strumento degno dell'occasione), procurammo il faretto, pregai (è proprio il caso di usare questo verbo) il Parroco dell'antica chiesa di Albaro antistante al Conservatorio di non suonare le campane del Vespro… ed aspettai il gran giorno.

Il Maestro fu entusiasta della sistemazione, della passeggiata a mare, di tutto. Mi chiese se potevo procurargli i biglietti per la Turandot per la serata seguente, cosa che feci. Il giorno dopo arrivò in mattinata, non studiò. Suonò brani della Turandot, nuovamente in duo con mio marito che cantava (per modo di dire!) le parole. Pranzammo in cucina ("Oh, la prima insalata interessante della mia vita"). Per il Maestro, le cose erano interessanti oppure non interessanti. (Per esempio, quando vidi che teneva i soldi sciolti ed arrotolati in tasca e lo avvertì di stare attento, mi disse: "Perché? Non sono mica interessanti!").

Si riposò, mi chiese quale fosse l'abito più adatto all'occasione (era molto attento all'abbigliamento), io partì per il Conservatorio per adempiere a qualsiasi cosa necessaria all'ultimo minuto, incaricai un mio allievo (il quale gli aveva già girato le pagine e che, perciò egli già conosceva) di accompagnarlo da casa al Conservatorio.

Arrivò l'ora. Non arrivava. Ero totalmente in crisi. Tutti erano in sala e li rimasero in tombale silenzio per una quindicina di minuti. Ero molto orgogliosa di questi giovani così pazienti e consapevoli del dono che il Maestro gli offriva. Finalmente vidi arrivare il mio allievo che mi disse, divertito: "Ha visto una rosticceria ed ha voluto mangiare del prosciutto crudo arrotolato su grissini!" Accolsi il Maestro e mi disse: "Accendile tutte le luci della sala…" , (ed io che avevo tanto trafficato per sistemare il faretto!).

Il resto è Storia che tutti i presenti e tutti i giornali attestarono. Certamente fu il più straordinario regalo della mia vita".

Sotto, un articolo del 1997 del periodico locale La Polcevera e sopra delle fotografie inedite della Prof.ssa Lidia Baldecchi Arcuri, scattate al Conservatorio Paganini nella stessa occasione di questo concerto. La fotografia con dedica all'amico Domenico Arcuri é riconducibile alla mattinata pucciniana, dopo la rappresentazione di Turandot diretta da Daniel Oren al Teatro Margherita il 25 Gennaio (quella stessa sera fu scattata una fotografia che fu poi pubblicata dal Secolo XIX il 27 Gennaio 1989: si veda il ritaglio "Richter al Paganini", qui sotto, assieme alle altre recensioni dello stesso storico concerto)


La Polcevera: "Una volta mentre viaggiavamo in auto lungo la Riviera, Richter cercava qualcosa nel panorama. Alla fine vedendo spuntare il campanile di Sori, esclamò soddisfatto: Ah! Ecco là quello che cercavo!" (Lidia Baldecchi Arcuri). Per un certo periodo, Richter chiese alla sua cara amica di cercargli un pied-à-terre "sotto il campanile"! Sotto: particolare del campanile della chiesa di Sori e una passeggiata di Nervi



(quasi digressioni)

..."I giornali lo riportarono, tanto fu eccezionale. Dopo il concerto del Conservatorio Paganini, Richter si sedette nello studio del Direttore e diede autografi a tutti i ragazzi che lo richiesero. Ma prima che arrivasse l'orda di giovani, mi prese da parte: era felice. Mi disse: "In questo programma ho inteso tracciare un percorso musicale che conducesse dal cielo (Schubert) alla terra; ma a una terra licenziosa e lasciva come quella di Grosz (Suite di Hindemith). Lo conosci?" Io risposi di No. Ormai potrete indovinare ciò che mi disse (puntando l'indice): "INVESTIGA".

Investigai.

Quando nel 1995 (per puro caso) mi fu chiesto di preparare due conferenze su Hindemith, (era l'anno commemorativo), avevo già alle spalle tre anni di ricerche, scaturite da quella frase del Maestro. Purtroppo debbo fare la seguente premessa per giungere all'oggetto specifico del mio racconto.

La prima ad aiutarmi in questo percorso fu la gentile Signora Orlandini che man mano mi passava tutte le incisioni della musica di Hindemith che aveva in negozio: operistica, sinfonica, solistica, cameristica. L'investigazione su George Grosz mi fece connettere Hindemith a tutti i movimenti artistici della Germania fra le due guerre, e ricondurre questi movimenti ed artisti alle straordinarie opere dei grandi Maestri medioevali, fra cui I Maestri di Naumburg. (Molte opere di Hindemith si ispirano al periodo e a figure gotiche: è lui stesso a dichiararlo, e gli stessi titoli e trame lo confermano).

Avevo deciso di tappezzare il Salone del Conservatorio con una quindicina di grandi poster di opere di questi artisti medioevali e contemporanei per meglio creare il clima per Hindemith. Fra queste opere, vi era una riproduzione di una Madonna lignea di un Maestro di Naumburg: era l'opera ispiratrice di "Das Marienleben" Op.27 per voce e pianoforte.

Ero inginocchiata sul pavimento di casa mia sistemando questo poster della Madonna per rinforzarlo, quando squillò il telefono. Era Milena Borromeo che mi dava notizie.

Chiuse dicendo: "A proposito, il Maestro sta preparando Hindemith per il suo Festival, e mi dice di dirti quanto sono difficili quei liederDas Marienleben!"


Sopra due immagini dell'Addolorata Vergine Maria del Maestro di Naumburg; sotto, la "Pala dell'altare di Isenheim" di
Matthias Grünewald, c.1515. Quest'ultimo fu il pittore che ispirò Hindemith per "Mathis der Maler".

(gentile contributo della Sig.ra Giulia Bellarosa)


video


Audio: Hindemith: "Ludus Tonalis (1942) - Kontrapunktische, tonal, und Klaviertechnische Übungen": Interludio no.1 & Fuga Seconda (Sviatoslav Richter, 1985)


"Il Suono e lo Spazio"
(digressione dopo un viaggio)


"Richter ampiamente spiegò il perché del suo ritorno alla partitura ed alla quasi oscurità, ma mi risulta che nulla abbia detto sul perché del suo desiderio di suonare nelle piccole sale, negli spazi ridotti (é da escludere, naturalmente, la sua indomabile attrazione per l'aspetto estetico, che è tipico di molte strutture di questo genere; per esempio a Mantova, Sabbioneta, Vicenza, o l'Oratorio di San Pietro al Parasio d'Imperia, che egli fortemente amava).

Nel mio girovagare letterario, ho trovato un pensiero del regista Peter Brookes che, a mio parere, potrebbe essere una possibile risposta alle ultime scelte del Maestro. Brookes, ad un certo punto delle sue esperienze teatrali, si pose lo stesso problema, ed intitola un capitolo del suo libro di pensieri: "Riempire lo spazio vuoto". Ne riporto uno stralcio:

"Il teatro, a mio avviso, si fonde su una peculiare caratteristica umana, e cioè, sul bisogno che talvolta gli uomini sentono di stabilire un nuovo ed intimo rapporto con i propri simili… (nella sala grande) si è costretti a parlare con più enfasi, in modo meno spontaneo; se invece fossimo più vicini, tutti più vicini, tra noi avverrebbe uno scambio di gran lunga più dinamico.."

Richter, grande uomo ed appassionato anche di teatro, ben conosceva queste sensazioni, queste necessità di proiezione dell’esecutore, queste imposizioni del suono e dei silenzi, queste risposte umane degli ascoltatori.

Avrà anch'egli, ad un certo punto, sentito questa necessità di stabilire un nuovo e più intimo, più dinamico rapporto con i propri simili?

Allora non glielo chiesi perché accettavo tutto senza problemi.

Ora glielo chiederei senza esitazioni".

Qui sotto: Il Teatro del Bibiena di Mantova, il Teatro Olimpico, all'Antica, di Sabbioneta, il Teatro Olimpico di Vicenza e l'Oratorio di San Pietro ad Imperia. Richter fu particolarmente colpito da quest'ultimo: ne fu talmente affascinato che era intenzionato a tenervi un concerto, anche senza alcun cachet.


"Fiori"

"...Il Maestro amava soprattutto i fiori bianchi, ma quando li donava non si atteneva a questa predilezione. Ciò che faceva invece, era quello di pensare sempre in termini, a dir poco, ampi. Un mazzo di fiori cambiava la casa in serra!
Ben se n'accorse la Signora Orlandini, padrona dell'omonimo e giustamente famoso negozio di dischi di Genova.
Non mi ricordo la data, perciò non riesco a localizzare l'occasione ed in quale visita a Genova avvenne [a]. Ho saputo però, che il Maestro fece scrivere una lettera a Musica [b] pubblicamente denunciando l'uscita di suoi dischi che egli non considerava degni di essere ascoltati. Penso perciò che avvenne dopo avere ascoltato in casa mia tutti i dischi presi, (o più precisamente) dati a lui dalla Signora in quest'occasione.

Andò così:
Mi chiese di portarlo nel negozio di dischi più fornito e lo condussi da Orlandini. Cercai la Signora dicendole che avevo portato una sorpresa. Ella mi seguì all’ingresso del negozio. Quando vide il Maestro scoppiò in lacrime. Lui ne rimase estremamente colpito e le sorrise con quel suo tipico sorriso un po' malinconico.
Il Maestro le chiese di vedere tutto ciò che aveva di dischi suoi, e la Signora tirò fuori tiretti pieni. Egli scelse, si scusò dalla Signora e mi chiese di uscire con lui un attimo. All'angolo aveva già notato un venditore di viole e mi disse di comprare l’intero cesto che, come tutti sappiamo era composto per lo meno da due dozzine di minuscoli mazzetti! Io glielo feci presente ma egli insistette: tutti! Mi guardò profondamente negli occhi e mi disse: "La Signora ha molto sofferto."
Non sto a descrivere la reazione della Signora alla vista del cesto di viole, ma, come sempre, il Maestro reagì a modo suo, d'istinto, con sensibilità sopraffine e con generosità".


[a] La visita del Maestro fu, molto probabilmente, nei giorni del concerto che tenne a Chiavari, Marzo 1990. [b] Lettera alla rivista Musica no. 60 di Febbraio/Marzo 1990: "Richter ci scrive": "...Vorrei però segnalare ai suoi lettori la assoluta mancanza di criteri culturali ed artistici con cui certi editori hanno pubblicato le mie registrazioni. Così che accanto a pezzi di valore o che comunque ritengo validi, vi é del materiale che non esito a definire immondizia. Registrazioni di qualità così scadente non possono che generare nel pubblico un senso di incertezza e di assoluto sconcerto. Che cosa dunque avrà mosso queste iniziative? L'idea di servire l'arte e di dare un reale piacere agli ascoltatori? Oppure il meno nobile stimolo a realizzare delle pure e semplici operazioni commerciali?..." (Sviatoslav Richter)


"Come studiava"
(… con poscritto sulla Verità)

..."Conoscevo dal Maestro l'incidente raccontato dal Maestro Berlinskij, cioè quello di aver dovuto continuare a suonare a luci spente. Egli in seguito ne trasse una regola di studio e me la raccomandò: studiare spesso al buio sviluppa la visione mentale degli spazi della tastiera in relazione ai propri gesti, ai propri spazi corporei, mi diceva. Io la adottai, a mia volta la suggerisco ai miei allievi, ma non so quanto sia seguito questo prezioso suggerimento!

Vorrei raccontare ciò che più mi stupì la prima volta che Richter studiò in casa mia. Dalla mia cucina - ovviamente lo lasciavo in salotto da solo - quasi non udivo il suono! Spesso facevo dei balzi quando, di sorpresa, egli arrivava dietro di me; veniva - gioia mia infinita - a prelevarmi per portarmi ad ascoltare un qualcosa di particolare che stava rimuginando fra sé e sé durante lo studio, per parlarmene. Incredibile questa sua totale umiltà di fronte alla musica. Io ero sempre in uno stato di stupore davanti a queste sue manifestazioni.

Ho già sfiorato l'argomento dell'apparente metodo di studio di Richter con il ricordo degli Studi Sinfonici in casa della Baronessa della Quara.

Prima del concerto in Conservatorio, invece, non toccò neppure una nota di ciò che avrebbe suonato in quell'occasione, ma si mise a studiare Pour les Accords, ultimo Etude di Debussy e degli Studi Trascendentali di Liszt: perciò stava adottando un sistema completamente opposto a quello usato prima del concerto di Cervo. Questa risultò essere un'esperienza ancora più sbalorditiva perché, insieme al mio allievo che gli avrebbe girato le pagine il giorno seguente, eravamo seduti proprio nella stanza accanto a dove stava studiando, ma ugualmente si sentiva tutto come in lontananza. Stava studiando a tempo, e in pianissimo! Chi conosce tali composizioni sa benissimo quale miracolo stava compiendo: accordi in salti, in pianissimo, per non parlare di tutte le altre difficoltà tecniche, sempre in pianissimo. Questo sì, glielo commentai, ed egli mi disse: "Quando si sa suonare pianissimo, il fortissimo non pone alcun problema". A buon intenditore poche parole, pensai: e poi mi venne anche da pensare al beneficio per i vicini di casa…

All'epoca avevo due pianoforti, tre quarti di coda: il mio Steinway americano (che avevo da quando ero ragazza), ed un Tallone (che ho tuttora). Mi chiederete quale preferiva Richter? Il Tallone; ne amava l'affondo e la purezza del suono.

Fu prima del concerto di Chiavari che mi indirizzò un'altra delle sue meravigliose considerazioni. Desiderava suonare due Improvvisi di Chopin. Non aveva la musica e mi chiese la mia copia. Gliela diedi: era l’edizione Henle Urtext. Cominciò a suonare certe frasi che differivano da altre ben note edizioni, poi si girava e mi chiedeva quale versione preferivo, (!…a me?). Egli finiva spesso per preferire delle edizioni guardate oggi con sdegno dalla maggioranza dei pianisti ed insegnanti, dicendo: "Ora tutti prendono queste edizioni per oro colato solo perché dice Urtext, cosa non sempre vera. Infine, ciò che conta è il buon gusto e la conoscenza del compositore". Dopo il concerto di La Spezia gli vidi in mano una sbertucciata, logora partitura del Clavicembalo ben temperato…edizione Mugellini: girandosi mi disse, con quella sua espressione tipica che significava – davvero, credimi, è così - "ma lo sai che ha delle cose veramente buone; perché non si usa più?" Di nuovo, aveva cancellato dalla mia testa un preconcetto limitante.

La più disarmante dichiarazione però, me la fece quando, dovendo suonare un programma dopo un periodo di malattia, mi prese per mano, mi sistemò in poltrona vicino al pianoforte, e guardandomi disse: "Sai, è tanto che non suono in pubblico; siediti lì ed ascolta, così provo il programma sotto pressione".

Non aggiungo punti esclamativi perché sarebbero soggettivi: esprimerebbero la mia reazione all'accaduto; ma il Maestro non scherzava per niente.


(Sulla fedeltà al testo).
Vorrei ora aggiungere un pensiero a proposito dell'interpretazione/esecuzione; cioè, sulle verità del compositore. E' un tema che si è prestato a sottili disquisizioni:


A questo proposito, risulta interessantissima la lettura del primo volume di "Dire l'Uomo" di Marko Ivan Rupnic (ED. Lipa)

“…poiché siamo quasi incoscientemente convinti che ciascuno abbia una sua verità, non è interessante parlare di qualche verità assoluta ed unica. Infatti, una delle principali conquiste della nostra epoca è la convinzione del pluralismo delle verità. E' vero d'altra parte che oggi ci sono alcuni che affermano in maniera fondamentalista una sola verità, che dovrebbe essere da tutti ammessa, legata ad un solo concetto. Altri ancora asseriscono che, poiché la verità ha un senso religioso, chi non è religioso non ha le carte in regola per accedervi. Ma tutto questo è comprensibile come reazione al periodo storico appena concluso…”


Rupnic nei seguenti capitoli riassume le verità più consolidate nelle varie civiltà. A me intriga moltissimo l'idea dell'antica Grecia, e la applicherei al caso in questione come possibile argomento di comprensione del fenomeno Richter.

"La verità presso i greci può essere intesa come qualcosa che andava continuamente ricordato, sempre messo in vista, mai sepolto, qualcosa che vince il tempo, che non passa, che proprio perché sfugge alla dimenticanza si può scoprire e contemplare. La verità è dunque l'"eterna memoria", il "memoriale perenne". Ma il ricordo perenne appartiene solo al mondo divino, soprannaturale; la realtà umana, secondo certe correnti del pensiero greco, è regno dell’ombra, può arrivare ad acquisire solo delle "opinioni". Infatti la Memoria è la Madre delle Muse, delle attività spirituali, delle creazioni artistiche. Dunque, ciò che è vero sulla terra sono le ispirazioni, le creazioni, le idee eterne dei filosofi, degli artisti e dei poeti, in qualche modo partecipi della verità divina. Quella verità che davvero rimane appartiene al mondo degli dei. Gli uomini hanno invece degli sprazzi di luce che “racchiudono” in questo mondo dell’opinione, frammenti di verità che fungono quindi da pietre miliari. Intravediamo così due elementi importanti per il pensiero contemporaneo: la verità come memoria, come ciò che rimane; e l’accessibilità per l’uomo di ciò che rimane, cioè la verità. Riguardo tale accessibilità, vorrei sottolineare l’approccio dell’ispirazione, del percorso artistico. Ci si interroga così in che cosa consiste ciò che rimane, e quale sia la relazione tra la verità, la storia, gli uomini".

Richter, a mio parere e non solo mio, è riuscito ad attingere alla verità dell'"eterna memoria", al "memoriale perenne", (quella memoria riconoscibile e ricostruibile sub-coscientemente nella memoria genetica di ciascuno di noi), ed attribuiva tale raggiungimento alla totale fedeltà alla pagina scritta.

Penso che egli non poteva essere nella condizione di separare la memoria del suo "io" genetico, dall’universale "… verità come memoria, oppure ciò che rimane dell'eterna memoria". Era semplicemente, in qualche modo "partecipe della divina verità" e non ne era minimamente cosciente: la scambiava per fedeltà al testo!".


Fotografie: Lidia Baldecchi Arcuri in compagnia di Sviatoslav Richter e di Nina Dorliak. Sestri Levante, Gennaio 1993.



CONCERTI A CHIAVARI, SAVONA, SANTA MAGHERITA, LA SPEZIA & SAVONA 1990-1992


Non ci saranno più concerti genovesi, ma nel marzo 1990 due concerti si terranno a Chiavari (organizzato dalla GOG) e Savona:

Chiavari, 16 marzo:

Mozart: Sonata KV.333
Chopin: 2 Improvvisi op.36 e 51, Trois Nouvelle Etudes op.posth.
Debussy: 7 Studi (nn.1, 2, 3, 4, 8, 10, 12), 4 Preludi libro II (nn.9, 10, 11, 12)
bis Debussy: Preludio 2° dal Libro II e "L'Isle joyeuse"
bis Ravel: "La Vallée des cloches" (Miroirs No.5)
Savona, 18 marzo:

Mozart: Sonata KV.570
Prokofiev: Sonata n.4 ″Des vieux cahiers″ op.29
e seconda parte come Chiavari: Studi e Preludi di Debussy

Di questo concerto esiste la registrazione pubblicata dalla Doremi. Questo sarà l’ultimo concerto del 1990, perché il Maestro sarà sottoposto ad un complesso intervento chirurgico e tornerà sulle scene l’anno successivo, ancora una volta partendo dall’Italia (dalla Toscana, dove soggiornava per una breve vacanza) e sorprendendo tutti con programmi inediti: tutto Bach, con Suites Inglesi e Francesi.


"Chiavari, la svolta"
Lidia Baldecchi Arcuri:

"Il primo segno che fosse sopravvenuto qualcosa di diverso e definitivo nel mio caro amico, mi si rivelò fin dalle prime note della Sonata di Mozart a Chiavari: solo il suono riesce a trasmettere tali trasmutazioni dell’anima.

Speravo che gli arrivasse il mio pensiero, telepaticamente: “No, ti prego, non rinunciare alla vita. Abbiamo troppo bisogno del tuo mondo.” Poi mi dissi, “…no, sarà solo un momento passeggero, poi ritornerà fra di noi.”

Seguirono due Improvvisi di Chopin ed egli persistette nella sua tetra rinuncia e così via, fino all’intervallo. Mi vidi chiamare da Milena Borromeo, preoccupata: sapevo (sì e no) ciò che mi attendeva. Seppi allora che ad Imperia aveva ricevuto l’ultima visita del suo amico Oleg Kagan, il quale, mi pare, sia morto pochi giorni dopo. In un certo senso, (non con questo intendo sottovalutare la perdita), fui sollevata. C’era dunque una ragione tangibile per questa reazione e perciò l’avrebbe superata: il Maestro era stato colpito dalla visita dell’amico e dalla consapevolezza della sua morte prossima.

Appena mi vide mi comunicò che era sicuro d’avere la stessa malattia che avrebbe portato via il suo amico. Pensai, “E’ la sua ipersensibilità. Si è suggestionato”. Insistette. Gli chiesi se aveva con se tutti i suoi precedenti esami e rispose affermativamente. Lo assicurai che avrei preso l’appuntamento per una visita con le persone più qualificate per il lunedì seguente (la domenica aveva il concerto a Savona). Lasciandolo per la seconda parte del concerto, mi pareva più sereno. No, più sereno non lo era.

A Savona, fin dalle prime note, sentii il suo suono vivere di nuovo miracolosamente, e mi ritornò la gioia.

La gioia sparì quando vidi che era arrivata di corsa Nina da Mosca per riportarselo in Germania dal suo dottore. Subì l’ennesimo intervento.

Qui mi si accavallano gli avvenimenti nella memoria. Non so se sia venuto in visita oppure in occasione del concerto di La Spezia; non ricordo: so che eravamo in sala da pranzo, l’uno davanti all’altro, davanti ad una tazza di tè cinese quando improvvisamente mi fece il seguente discorso “…MA PERCHE' SONO ANCORA VIVO? NON DOVREI ESSERLO. NON VOGLIO ESSERLO. Ho avuto una vita lunga e piena; ho fatto del mio meglio e sento di non avere più niente di nuovo da dire.” (Avevo allora, avuto ragione a Chiavari: egli stava ritornando su questo suo intimo interrogativo ed alle sue logiche conclusioni, con la differenza che questa volta me lo dichiarava verbalmente). Risposi: “Tu dirai sempre ciò che nessuno altro può dire; inoltre, è una splendida, tiepida giornata di sole, hai passeggiato come hai sempre amato fare, e siamo insieme scambiandoci i nostri pensieri sopra una deliziosa tazza di tè.” Mi sorrise, in quel suo modo malinconico, e passammo ad altro.

Tornò sì, fra di noi, ma in un modo totalmente diverso: come sempre, con l’onestà ed il coraggio spirituale che gli era proprio, aveva preso la SUA STRADA, quella strada che portava in regioni ad aria troppo rarefatta per essere respirata da tutti i polmoni. Per fare questo, scelse Bach: e nuovamente fui folgorata".


In una sede inconsueta, il Centro congressi del "Grand' Hotel Miramare" di Santa Margherita (il 28 Gennaio 1991), il Maestro propone, di Bach, le
Suites Francesi 2, 4, 6 e la Ouverture Francese BWV 831.
Questo Richter sembra avviato verso un percorso sempre più ascetico ed intimistico: non più gli scatti furiosi degli anni '60, gli adagi dolenti, la palette timbrica variatissima, ma un equilibrato classicismo, un suono misurato, un atteggiamento quasi ieratico, con i giochi di luce dell’immancabile faretto che proietta le grandi mani in un gioco di luci ed ombre. Ma ancora una volta Richter riesce a stupire, riprendendo con rinnovato vigore intense stagioni di concerti e rinnovando ancora il repertorio.

"Il Suo Bach"
Lidia Baldecchi Arcuri

"Richter mi raccontò che Neuhaus gli aveva detto, "Tu non sai suonare Bach!". Il risultato fu che assistemmo ad una serie di concerti di 48 Preludi e Fughe del Clavicembalo Ben Temperato. In seguito al rimprovero del suo Maestro, aveva studiato Bach ininterrottamente quasi per un anno.

A Firenze abbiamo assistito al suo ritorno INSIEME A BACH.

Non erano concerti. Non suonava Bach; pareva semplicemente di assistere ad una Sua passeggiata, mano in mano con il Sommo Maestro, in amichevole intesa.

C’era anche Nina quando, in uno stato di levitazione, andai in camerino. Ero ammutolita; poi mi uscirono parole eccitate, non pensate, non volute e dissi, "…finalmente ho capito; me lo hai fatto capire! La musica di Bach è come vivere, oppure assistere, CONTEMPORANEAMENTE, al movimento di tanti piccoli sistemi solari; se si vivono, qualcosa si muove, se si assiste, tutto tace, tutto è fermo – però nell’attesa e consapevolezza che si muoverà." Entrambi mi sorrisero molto, molto dolcemente. Nina si girò al Maestro con un gesto come di presentazione teatrale, gli disse, "Ti presento Lidia". Ho voluto ripetere qui queste parole, umilmente ed ancora incredula, perché sono fra le più belle parole che mi siano state rivolte. Avevo dunque capito il suo punto d'arrivo.

Suggerii Santa Margherita per la sua venuta in Liguria. Fuori dell’ingresso dell'Albergo Miramare apparve inaspettatamente una locandina annunciando un suo concerto.

Dopo la prima parte mi fece chiamare dalla cara Milena. Non era soddisfatto, era quasi agitato di se stesso - ma assistere a questi sfoghi era ormai abbastanza usuale per me, anche se non li condividevo. Cominciò poi a dirmi cose, per me, assolutamente inedite ed esplicative per la comprensione delle Suites Francesi.

Mentre parlavamo, irruppe nel camerino mio marito, in tal modo letteralmente frantumando l'atmosfera che si era creata, e s'inginocchiò davanti a lui (si divertivano a fare teatro fra di loro!). Il Maestro scoppiò in una risata buttando indietro la testa a modo suo, e con una prontezza felina lo risollevò – a sua volta inginocchiandosi davanti a mio marito. Ci lasciammo per la seconda parte del programma: io, ancora sotto la cappa della sua inquietudine, egli sorridente per questa (forse provvidenziale) sceneggiata di mio marito.

Seguì l"Ouverture Francese. Ricevevo continue gomitate da mio marito, ma quando arrivò l'ECO, ci guardammo esterrefatti! Questo pianissimo non era neppure un lontano parente dei pianissimi degli odierni cosiddetti cesellatori di suoni, era qualcosa mai prima udito. Era il mistero."



Il suo ultimo appuntamento ligure è il 2 aprile 1992, al Teatro Astra di La Spezia


Bach: Sonata BWV 963, Toccate BWV 915 e 916, Fantasia BWV 906
Brahms: Ballate op.10 (1, 2) Capriccio op.76 n.8, Rapsodia op.79 n.2 e 4 Pezzi op.116 da "Sieben Phantasien "(3, 5, 6, 7). Come bis eseguì l'Intermezzo op.118/1.



"Il concerto di La Spezia", di Lidia Baldecchi Arcuri

(Il ricordo dell'ultimo concerto)

"Il Maestro tenne l'ultimo concerto a La Spezia, ma non fu l'ultimo soggiorno. Fu un concerto di nuovo sbalorditivo: Bach e Brahms.

Le voci bachiane provenivano da ogni angolo della sala; non si sapeva dove ascoltare. Questa volta c’era anche tanta gioia. I suoni si divertivano e si rincorrevano. Mio marito era sempre lì, pronto con il registratore, ma sentire tutto ciò in sala era altra cosa. Se dicessi di più, mi ripeterei.

Quale raffinata saggezza l'abbinamento di Bach a Brahms! Inoltre, chi altro avrebbe potuto mettere insieme tante diverse composizioni dello stesso compositore, prese da opere diverse, ma dando l’impressione di eseguire un'unica opera? Era un'ulteriore conferma della sua libertà di scelte, della sua distanza totale dall'accademia e del suo sublime buon gusto.

Ho già ricordato della partitura consunta del Clavicembalo ben temperato, edizione Mugellini ed il commento del Maestro su di essa; ma vi è ancora una cosa che vorrei raccontare.

Era sereno e soddisfatto del concerto: ciononostante non poteva mancare un dubbio e mi chiese, con quella sua espressione tipicamente fanciullesca:

"Dimmi, in Brahms, mica sono stato troppo sentimentale?"

Non lo avrei più risentito in concerto".

Antibes, 5 Febbraio 1997, "Cari Lydia et Menico! Je vous salue de tout mon cœur et je envoie mes vœux. Je suis encore faible et je ne travaille pas. Avec amitie, votre S. Richter"


di Guido Sarpero e Lidia Baldecchi Arcuri


[1] Alcune note biografiche di L.B. Arcuri ed un suo articolo su Heinrich Neuhaus (pubblicato in questo blog).
[2] Richter, "Ecrits, Conversations" a cura di B. Monsaingeon. Van de Velde/Actes Sud 1998 (da notare che questo libro, riportando migliaia di dati - circa 27.000 esecuzioni - non é, per ovvie ragioni, immune da certe inesattezze o incongruenze, ndr.).
[3] E.Frassoni, recensione su "Il Lavoro" - 30/3/1965.
[4] C.M. Rietmann, recensione su "Il Secolo XIX" - 26/11/1966.
[5] In occasione della inaugurazione dell'anno Accademico 2007 del Conservatorio "Paganini" di Genova ci fu una "...donazione al "Paganini" di opere d'arte e strumenti musicali da parte di importanti personalità musicali: dai disegni dell'insigne pittore ed incisore Silla Giubilei (già docente dell' Accademia Ligustica) offerti da Lidia Baldecchi Arcuri in memoria del marito Domenico Arcuri (che fu il primo Presidente del Conservatorio Paganini), ad una nuova tela realizzata dal musicista e pittore Nevio Zanardi..." (R.I.) - da "Il Conservatorio "Paganini" inaugura l'Anno Accademico" (La Repubblica 9 Marzo 2007 pag. 10).
[6] A proposito del matrimonio tra Maria Cristina Mazzavillani e Riccardo Muti invito a leggere Riccardo Muti, Nino Rota e Richter.
[7] Emy Erede Moresco (1907-1988) fu un'importante, storica figura di "donna-agente" che fondò nel 1958 l'ufficio O.R.I.A. (Organizzazione Rapporti Internazionali Artistici). Grazie a lei il pubblico italiano scoprì l'arte di Sviatoslav Richter e di molti altri importanti musicisti conosciuti allora solo al di là della "cortina di ferro", come Evgenij Mravinskij. Fece conoscere all'estero Dino Ciani, Riccardo Muti, Pina Carmirelli, il Teatro di Giorgio Strehler e di Anna Magnani e tanti altri.
[8-9] trovar.com/str/dates/html. Concertografia di Giorgio Ceccarelli Paxton e testimonianza di Lidia B.Arcuri.
[10] C.M. Rietmann, recensione su "Il Secolo XIX" - 24/11/1974.
[11] Ndr.: Invitiamo a leggere il capitolo intitolato "Il terzo uomo" di Piero Rattalino tratto dal libro "Pianisti e Fortisti" (Ricordi/Giunti pag.326 e seguenti). Il Prof. Piero Rattalino - che assiste al concerto - scrive:
"Il vecchio Steinway in dotazione al "Paganini" di Genova - Richter: miracolo! non sera portato il suo solito Yamaha - ruggiva, urlava, cantava, gorgheggiava, faceva le fusa al tocco del mago. I pedali venivono sfiorati, carezzati, titillati, schiacciati, pressati, colpiti, pestati, si abbassavano a un quarto, a un terzo, alla metà, vibravano, stridevano, rumoreggiavano mentre il mago faceva sovr'essi un balletto di balzi, di torsioni, di scivolate, di nitriti", e più avanti sulla Sonata op.78: "Richter canta come canta Fischer-Dieskau: non solo con il variare dell'intensità e dell'accento, ma del colore". Un articolo su questo concerto é già stato pubblicato in questo blog: Sul Recital di Genova del 26 Gennaio 1989 di Roberto Iovino. La Stampa – 12 Agosto 1997


Grazie alla Prof.ssa Lidia Baldecchi Arcuri, per aver condiviso questi suoi preziosi ricordi personali, così ancora vividi d'emozioni e memori di un'amicizia sincera, e un grazie sincero va naturalmente anche all'amico Guido, per la sua disponibilità e "concertazione"

Le recensioni citate in questo articolo sono tratte da "Il Lavoro", "Il Secolo XIX", "Il Giornale" e "La Stampa".

2 commenti:

  1. Caro Corrado
    Complimenti!
    Hai fatto un lavoro stupendo....!
    Grazie
    Els

    RispondiElimina
  2. Cara Lidia,
    sono commossa ed ogni altra parola diventa inutile.

    E come ci ha detto Corrado: questo tributo a Sviatoslav avrebbe il diritto di definirsi il più BELLO ATTO D'AMORE per colui che non può che chiamarsi "Sviatoslav il Grande", meglio ancora Sviatoslav (e basta) - come Leonardo, Michelangelo, Tiziano...- l'"artista dei suoni" che più ci ha avvicinato a Dio.
    Un grazie da parte mia
    Els

    RispondiElimina